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amicizia nascosta 1
AMICIZIA NASCOSTA
LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/
A HIDDEN FRIENDSHIP - Author: Ankha - PG - English - Drama/Angst - Malfoy wants play a heavy joke on Harry, but he hurts Snape with nasty poison potion! What can Harry do? - tradotto da Cuccussétte in un momento di ubriachezza triste - Per tutti - Dramma\ angst - Malfoy vuol fare una beffa tremenda a Harry, e poi anche a Snape… facendo grossi danni!
http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1699647
L'estate era stata dura per Harry Potter. Durante il precedente anno di scuola, Voldemort era risorto dando inizio alla seconda guerra contro di lui, tanto per cominciare. Con Fudge e il ministero che ufficialmente negavano il ritorno dell'Oscuro Signore, solo quanti sapevano la verità e credevano fosse vero avevano iniziato a radunare la resistenza insiene al preside Dumbledore. Lo stregone bianco era ostacolato dal fatto che i funzionari del ministero , quelli ancora leali a Fudge, lo stavano tenendo d'occhio da vicino. Nonostante ciò, l'Ordine delle Fenice, come Harry seppe che si chiamavano, stava diventando forte e faceva del suo meglio. Voldemort, da parte sua in quell gran vortice faceva del suo meglio per mantenere bassa la sua fama, per il momento. Questo non gli impediva di catturare stregoni, streghe e Bbabbani, e poi torturarli in vario modo suggerisse il suo folle piacere.
Se non aveva nessuno da far implorare, se la rifaceva con i suoi Mangiamorte. Sembrò a Harry che stesse cercandi di prepararsi per rifarsi degli anni persi. Harry era stato testimone di ciascuna di quelle <sessioni>. Sulle prime, aveva pensato che sarebbe impazzito, e I Dursley non erano mai felici di venire svegliati dagli urli di Harry, in particolare lo Zio Vernon.
Gli mancava il sonno a causa del suo nipote freak e della sua <richiesta di attenzioni>; aveva preso ad usare una cinghia su Harry ogni volta che si svegliava. Il più delle volte, il ragazzo non sentiva niente, era stordito dalla visione. Il dolore comunque tornava sempre dopo, vendicativo più che mai, una volta che la sensazione di stordimento era svanita.
Aveva anche iniziato a ficcarsi uno straccio nella bocca, prima di andare a letto; sperava che almeno avrebbe attutito gli urli. Funzionava, il più delle volte. Sapeva che non poteva andare avanti così, o al momento di tornare a Hogwarts sarebbe stato ridotto a marmellata per crostate.; cercò allora qualcosa che potesse aiutarlo.
Un giorno, tornando dall'aver fatto la spesa per la zia, individuò un negozio che poteva fare il caso suo. Entrandoci dentro, iniziò ad annusare, l'incenso nell'aria era pesante e gli ricordò l'aula della Trelawney. Con una mano sul naso, cercò rapido e trovò quello che stava cercando: un libro sulla meditazione. Lo pagò con il danari che si era guadagnato durante l'estate e che aveva nascosti nelle varie pieghe dei vestiti, e si affrettò a tornare a Privet Drive. Nessuno fece caso al libro piuttosto spesso ficcato negli abiti troppo larghi, e dopo aver messo via le verdure, poté andare al piano di sopra senza problemi. Entro la settimana seguente aveva digerito il libro, imparandolo a memoria e mettendolo in pratica. Quando ci fosse stata una visione, poteva atterrare e focalizzarsi su sé stesso, così da essere capace di essere testimone dei fatti, senza tutto quel dolore. Inoltre, aveva scoperto, gli consentiva di mettere tutto per scritto per riferire più tardi. La meditazione inoltre gli dava ordine e struttura alla mente.
Adesso Harry era a Hogwarts, e continuava la sua meditazione, insieme agli altri studi. Al momento, lasciava la lezione di Umbridge e si dirigeva, con i compagni Grifondoro, verso i sotterranei per la lezione di Pozioni La Professoressa Umbridge e lui, per dirla delicata, non si vedevano di buon occhio. Dopo l'incidente con i dissennatori durante l'estate, e la conseguente prova, aveva sviluppato una profonda antipatia per la donna dai tratti da rospo. Lui sapeva che il suo carattere era di prendersela con lui, ma averla vista per tutta l'estate e sentirle dire che tutto è una bugia, lo faceva infuriare ! Tutte quelle morti erano state una menzogna! Sospirò, non era quello il momento per rivangare una simile faccenda, avrebbe avuto abbondanza di tempo quella notte stessa, per la punizione.
"Proprio quello che mo ci vuole, Snape!" mugugnò Ron. "Come se la Umbridge non fosse abbastanza, dobbiamo aver lezione con Ho-una-bacchetta-su-per-il- c*** Snape proprio dopo la sua."
"Ron!"sibilò Hermione, adocchiando i Serpeverde attorno a loro.
"Perché ? Non mi importa se sentono; d'altra parte, non puoi negare che sia stato mai un tipo nella norma," proseguì il rosso cocciuto.
Hermione sospirò, "Eh sì, lo era; non è mai stato così tremendo prima di oggi."
"C'è qualcosa che non va in lui," la constatazione pacata di Harry allarmò i due amici. La testa era presa in pensieri silenziosi, e i capelli lunghi nascondevano la sua espressione.
Ron e Hermione lo fissarono incuriositi. "Ne sai nulla, Harry? Hai da recuperare a Pozioni con lui," fece notare la ragazza dalla chioma cespugliosa.
La verità era che Harry aveva un paio di idee ( che non era pronto a condividere) su cosa avesse ridotto in quello stato il Maestro delle Pozioni. La prima e più affidabile, riguardava lo stesso Voldemort; stare attorno all'Oscuro Signore logorava il carattere di una persona e nel caso di Snape, poteva averlo reso più amaro del solito. Dalle sue visioni Harry sapeva che l'Oscuro Signore richiedeva frequenti dimostrazioni di lealtà, spesso pretendendo torture su gente innocente. Siccome Snape era il maggior sospettato, era obbligato a compiere certi atti più spesso di altri. Harry sapeva che questo faceva stare male Snape; lo aveva visto tornare a Hogwarts, far rapporto a Dumbledore di qualsiasi cosa fosse utile; e poi vomitare fino a quando niente fosse rimasto nello stomaco. Questo di solito lo lasciava di cattivo umore per due o tre giorni, ma poi gli passava. L'altra possibilità era che quello che gli provocava un simile peggioramento, fossero le torture che subiva.L'adolescente aveva guardato innumerevoli volte quando, in
Durante quella prima lezione, il Maestro delle Pozioni gli aveva spiegato I principi di base e gli aveva dato un libro sull'argomento, lasciandogli metà del tempo per consultarlo. Ricordò al ragazzo che non avrebbe potuto lasciare la stanza con il libro in quanto avrebbe destato sospetti. Comprendendo la logica della scelta, e con la ragione di Snape, si mise a cercare di apprenderne quanto più potesse in trenta minuti . Dopo di quel periodo, promise il Maestro delle Pozioni, avrebbero iniziato con la pratica. Harry sapeva di dover essere pronto o sarebbe stato pappa per quel lupo. Appena lesse iniziò a capire quello che Snape gli stava dicendo, e che non era del tutto diverso dalla meditazione, solo era più avanzata. L' Occulmency era concepita come protezione per la mente, e quale migliore protezione di un muro ? Scivolando nella sua trance meditative, visualizzò il più robusto muro a cui potesse pensare: un muro di Hogwarts. Pietra su pietra lo ricostruì nella sua mente, pensado che ci fosse dentro racchiusa la sua testa, e la sua anima( quella che rendeva lui <Harry> ). Snape pensò che stesse sognando a occhi aperti, ovvio, e gli chiese di alzarsi così che potessero iniziare; "Dato che sei troppo irrispettoso nell'usare il tempo per studiare, che con garbo ti ho concesso."
Harry non disse niente, sollevò solo un sopracciglio; aveva perso cinque dei trenta minuti rimasti. Sperando che la sua muraglia fosse sicura, il Grifondoro si mise in posa da duello davanti al Maestro delle Pozioni. Prima che Harry potesse tirare un respiro, Snape estrasse la sua bacchetta e sibilò, "Legilimens!" uno scatto d'ira, Voldemort torturava i suoi Mangiamorte. E di nuovo, essendo Snape il maggior sospettato, Snape riceveva spesso lo scotto dell'ira dell'Oscuro Signore. Lo lasciava danneggiato, ma non abbastanza da renderlo inabile in futuro, o incapace di prendersi cura di sé. Harry sorrise con amarezza, ricordado qualcosache l'Oscuro Signore aveva detto un giorno, "Non dovrai fare accorgere Dumbledore di niente, chiaro, Severus?" Aveva detto quelle parole affondando il tacco dello stivale nel petto di Snape.
L'incantesimo colpì Harry e la sua barriera con la delicatezza di un ramo del platano Picchiatore. I ginocchi gli si piegarono, e si afferrò la testa; poteva avvertire l'altro che artigliava per sfondare, ma la sua barriera tenne. Sentendo l'incantesimo indebolirsi, per la sorpresa della sua resistenza, contrattaccò, gettando Snape fuori dalla sua mente e chiudendo la <porta>.
Venne risvegliato un'ora dopo su una branda nell'ufficio del Maestro delle Pozioni. La testa pulsava con furia; si sedette malamente. Una tazza di the fumante fu infilata senza garbo tra le mani e una voce mormorò qualcosa a riguardo di un 'dolore da alleviare '. Quello fu tutto l'incoraggiamento di cui Harrya veva bisogno; ingollò il liquido e sentì il mal di testa placarsi. Alzando gli occhi vide chi l'aveva aiutato: vide Snape, seduto alla scrivania, che beveva la stessa bevanda.
Avvertendo l'occhiata di Harry, commentò che il Grifondoro era stato alquanto sgarbato quando lo aveva sbattuto fuori dalla sua mente. Appena Harry prese a scusarsi, l'uomo fece gesto di smetterla, e lo congedò, ma promise che avrebbe voluto sapere, la volta successina, come aveva fatto Harry a blindare così la sua mente. Il Grifondoro non solo lo aveva lasciato con un mal di testa di avvertimento, ma anche con pane per i suoi denti. Senza criticarlo e apparendo curioso su come il <senza speranza, buono a nulla Potter> lo avesse battuto al suo stesso gioco, il Maestro delle Pozioni aveva fatto un complimento a Harry, almeno agli occhi del ragazzo
La lezione successiva fu a fine settimane e nel tempo in mezzo Harry lesse tutto quello su cui riuscì a mettere la mani sulla Occulmency, senza dare nell'occhio. Non aveva mai preso libri dalla biblioteca, ma li aveva invece riportati a notte inoltrata, sotto il Mantello dell'Invisibilità. Era abbastanza certo che doveva gestire Snape che lo avrebbe voluto spingere fuori, ed era pronto.
Così venerdì, dopo cena, Harry si diresse nell'ufficio del Capo Casa Serpeverde. Snape era già pronti e lo aspettava seduto dietro la scrivania. Senza perdere fiato in convenevoli, domandò a Harry come avesse fatto ad apprendere così bene e così rapidamente. Come risposta, Harry estrasse il libro di meditazione, spiegandogli degli incubi ( eccetto gli abusi dello zio ), poi gli porse pure il diario dei suoi sogni.
Le sopracciglia di Snape erano sollevate fin quasi all'attaccatura dei capelli, per quanto era zeppo il diario, ma non disse niente, scorse solo qualche pagina. Dopo aver chiesto di poterne fare una copia, e avendo ricevuto il permesso, il Maestro delle Pozioni lo informò che sarebbero passati al gradino successivo: rendere invisibile lo scudo di Harry. Il Grifondoro fu d'accordo senza esitare, sapendo che era necessario.

"Harry?" il ragazzo guardò su. "Ci siamo persi qui, Harry, ti senti bene ?"
Gli diede un sorriso rassicurante. "Sto bene, stavo solo pensando".
"Un simpatico cambio di programma, son certo, signor Potter, "la voce di Snape giunse da dietro. "Venti punti dal Grifondoro per aver bloccato l'ingresso," proseguì, "Adesso muovetevi "
I tre se ne andarono dentro e scivolarono nei loro posti consueti, in mezzo alla classe. Snape scivolò tra loro, sorvegliando la classe con sguardo gelido. Soddisfatto che tutti erano presenti, iniziò la sua lezione. "Oggi mesceremo la Pozione Theodan. Come al soliito, lavorerete in coppia, " Gli occhi scuri brillarono in modo malizioso, "soltanto oggi il vostro partner sarà di un'altra Casa." Voltandosi verso la lavagna, svelto scrisse i nomi dei presenti e poi coprì la lavagna.
I nomi si rimescolarono unendosi in coppie, e Harry dovette soffocare un gemito. Di tutti i Serpeverde, gli era toccato Malfoy. Snape doveva essere di umore vendicativo. Cercando di non far vedere il disappunto, afferrò le sue cose e si trascinò dall'altra parte della stanza.
Malfoy gli fece una smorfia. "Pronto a lasciar correre, per una volta, Potter? Harry non disse niente; andò invece all'armadietto degli attrezzi.
Hermione lo incontrò lì. "Cerca di non perdere la pazienza, Harry, non abbiamo bisogno di altre punizioni.", gli sussurrò.
"Non credo che importi Hermione. Sono già in punizione oggi, è solo questione di tempo."
Non sapeva quanto avesse ragione. Tornando alla zona di lavoro, posò gli ingredienti nell'ordine in cui andavano aggiunti. "Credo che io farò la cottura, tu ritrai tagliare gli ingredienti, Potter," disse Malfoy.
Harry divise in due gli ingredienti e gli posò il coltello davanti. "Taglieremo - tutti e due - gli ingredienti - e tutti e due - bolliremo - la pozione," gli rispose. Malfoy lo fulminò con gli occhi ma Harry lo ignorò, rivolgendo la sua attenzione al compito da portare a termine.
Decidendo che Potter non avrebbe avuto l'ultima parola, il Serpeverde continuo a parlare mentre spezzettava le zampe di scarafaggio. "Questa pozione è davvero utile, rende una persona cieca e sorda."
Harry riconobbe il suo gioco e decise di partecipare. "Solo temporaneamente, poi svanisce" Malfoy fece un'altra smorfia "Già, ma a quell punto una persona sarebbe di certo morta," la smorfia si allargò, "forse qualcuno potrebbe versarla nelle tue bevande o in quelle di Dumbledore."
Sebbene esteriormente fosse calmo, Harry sentiva la rabbia sollevarglisi dentro; si era aspettato quella battuta su di lui, ma dannazione, se poteva minacciare il Preside! Harry era molto attaccato e protettivo nei confronti di quell'uomo. Prendendo un respiro profondo, gettò le budella di Flobberworm nel calderone. "La perdia di un senso acuisbe gli altri Malfoy, e di certo lo sai. "
"Ovvio, ma vista e udito? Questa lascia solo tattoo, gusto e olfatto. Dubito che potresti arrivare addosso al tuo avversario da poterlo toccare, solo con il tatto. Il puzzo sarebbe l'unica cosa rimasta. "
Harry sorrise parecchio e prese un altro respiro profondo. "Shampoo al melograno, Malfoy? Avevo sempre creduto che tu usassi quello al cocco."
La mascella del Serpeverde, con gran soddisfazione del Grifondoro, cadde e lui sputazzò, "Come hai …" si fermò e si ricompose. "Bel trucchetto, Potter, ma che ne diresti se il tuo naso venisse rotto ?" sghignazzò perverso, "Che faresti allora?" Il silenzio fu l'unica risposta, eccetto il lieve rumore che fece Harry nello staccare le ali di un insetto. Malfoy sbuffò per la vittoria, aveva vinto. "Non hai niente altro da dire, Potter?"
"Avrei dovuto portarti una borsa piena di palloncini, Malfoy. Con tutta l'aria calda che butti fuori, li avresti gonfiati in men che non si dica," gli rese Harry, che dosava la polvere di scaglie di drago. Malfoy si piegò, cercando la bacchetta, eriuscì solo a rovesciare il piatto galleggiante con le uova di Runespor dentro al calderone. Con un grido di avvertimento, il Grifondoro si voltò; il grosso del liquido esplosivo colò sulla tunica da scuola. Quando il fumo bigio si schiarì e le tosse si fermò, guardò attraverso gli occhi strizzati per vedere un arrabbiatissimo professor Snape che lo sovrastava.
"Signor Potter, signor Malfoy, cosa pensavate esattamente di fare?" chiese, e dal tono teso della voce, il Grifondoro potè stabilire che stava cercando di contenere la rabbia.
Saltando per spiegare prima di Malfoy, Harry disse, "Le uova di Runespoor sono state aggiunte troppo presto signore."
Se non fosse stato così arrabbiato, il Grifondoro era certo che Snape avrebbe roteato gli occhi a una simile ovvia constatazione.
"Sì, signor Potter, lo vedo. Motivi a parte, entrambi mi farete rapporto stasera per la punizione così potrete miscelare di nuovo questa pozione." La bocca del Serpeverde biondo si aprì per l'incredulità: infatti, il grosso della classe era stranita. Snape non aveva mai, prima di allora, dato una punizione a un Serpeverde tanto meno a Malfoy. Una smorfia attraversò il volto del Maestro delle Pozioni. "A meno che non desideri fare errori, signor Malfoy," lo sfidò, fissando l'adolescente. Malfoy rese lo sguardo per un attimo prima di guardare altrove, "Fate rapporto qui direttamente dopo cena."
Harry sospirò. "Ho già una punizione con la Professoressa Umbridge stasera, signore."
Snape sbuffò "Povero me, Potter, stai cercando di stabilire un record? Parlerò con lei."
"Sì, signore."
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Ron e Hermione, insieme al resto dei Grifondoro, cacciarono un sospiro di sollievo quando lasciarono il sotterraneo. "Giuro, quell'uomo peggiora ogni giorno. Non aresti dovuto prendere la punizione, Harry; è stata colpa di quel furetto di Malfoy a far saltare per aria la pozione. Attento, non a molti di loro andrà giù bene," commentò Ron mentre se ne tornavano alla Torre del Grifondoro.
Harry scosse la testa. "No, è corretto. Eravamo partner. D'altra parte, preferisco avere la punizione con Snape che con la Umbridge." Si grattò il dorso della mano, senza rifletterci. Entrambi i suoi amici si accorsero del piccolo gesto e annuirono. Salirono nella Sala Comune, Ron disse che si andava a schiacciare un pisolino prima di cena e si diresse al piano di sopra.
Hermione si piazzò in una delle sedie assai imbottite per studiare; Harry stette alla finestra, immerso nei suoi pensieri. Era inconsapevole che la ragazzadai capelli cespugliosi lo stava osservando, coperta per metà dal libro. Harry si stava mormorando qualcosa in lingua dei serpenti. La cose in sé era inusuale; Harry non parlava a sé stesso, tantomeno come Rettilofono. Alla fine ne ebbe abbastanza e chiuse di scatto il libro, allarmando tutti- eccetto Harry. Scoccò un'occhiataccia nella stanza, cosicché ciascuno tornò ai propri affair. Lei si avvicinò all'amico e gli tastò piano la spalla. Lui si voltò appena, facendole capire che la stava ascoltando.
"Harry, sei di umore strano da tutto il giorno, cosa c'è che non va?"
Il ragazzo alzò le spalle. "Sono preoccupato per Snape, credo." Si portò una mano sulla bocca e sembrò sul punto di dare una testate al muro. Hermione mise la mano sul braccio e lo condusse alla branda; guardandosi attorno, lanciò un uncantsimo di silenzio che li circondò. Soddisfatta, tornò ll'argomento sottomano. "Severus?" fu tutto quello che disse.
Harry sospirò. Aveva più di un'ora alla cena, ed aveva la leggera sensazione che avrebbe avuto bisogno di ogni minuto.
"Dall' inizio?" chiese in tono di supplica. Quando Hermione spiegava le cose, aveva la tendenza qualche volta a iniziare a metà. Roteò gli occhi per il suo naturale vizietto.
"Sì, e non scordarti nulla."
Prese un respiro profondo; si augurò che lei fosse pronta a credergli. "Lo sai che prendo lezioni di Occulmency con Severus, giusto?" Lei annuì. "Bene, ho già imparato tutto quello che posso e ho bisogno di sapere che nessun altro che il Preside possa abbattere il mio scudo."
Gli occhi di Hermione si sgranarono. "Ma Harry, l'Occulmency è un ramo della Magia assai difficile; come hai fatto ad imparare così facilmente?i"
Lui le sorrise. "Ti spiegheroò tutto, te lo prometto. Quando ti ho detto che ci ho messo solo una settimana di lezioni per scoprirlo e padroneggiarlo, ma pensammo che sarebbe apparso strano, se le mie lezioni di recupero si interrompevano all'improvviso…" Harry proseguì raccontando delle lunghe ore in più che lui e il Maestro delle Pozioni avevano passato insieme mescendo pozioni, duellando e studiando. Grazie a quell'uomo, le sue capacità di studiare, tra le altre cose, erano incrementate, e gliene era grato. Le disse di come aveva imparato la meditazione, che a sua volta, lo aveva aiutato nello studio della Occulmency.
"Qua, Potter." Il Maestro delle Pozioni, mentre gli asciugava il viso con un asciugamano, porse all'esausto Grifondoro un alto bicchiere d'acqua. Harry lo accettò con gratitudine, fermandosi appena quel tanto da ricordare all'uomo che lui si chiamava Harry, prima di inghiottirlo in tre sorsate. Avevano passato le ultime tre ore senza smettere di duellare, e nessuno di loro era fuori forma senza dubbio, però la loro resistenza era calata assai, la cosa che stavano cercando di migliorare. Aveva appena posato il bicchiere quando una mano callosa gli afferrò il mento e gli sollevò il viso, Harry sopportò l'ispezione dell'uomo senza fare una piega.
"Dormi poco, questo è evidente dalle borse che hai sotto gli occhi," constatò alla fine Snape, scostando la mano.
Il Grifondoro sulle prime non disse niente, ma si chino a raccogliere un cencio per pulizie e tra i denti rispose, "Quando Voldemort non riposa, non riposo nemmeno io. Apparentemente, lui si dimentica del bisogno di dormire.
Severus scosse le spalle. "Ma puoi sempre farti scudo, Potter, perché scegli di non farlo?"
"Harry, Professore," lo corresse il ragazzo con un sospiro. "E non penso di poterti rispondere altro che <devo>."
Il Maestro delle Pozioni lo fissò a lungo, con insistenza; per una qualche ragione, credeva al ragazzoma non per motivazioni che potesse esprimere. Rialzandosi dalla branda, Snape scomparve nel suo ripostiglio per un momento. Harry usò lo stesso tempo per indugiare nelle comodità dalla stanza, poiché solo lì e nella torre di Dumbledore si sentiva davvero al sicuro.
Fu destato un'ora dopo dal Maestro delle Pozioni che lo scuoteva deciso per la spalla. "Vieni, non puoi dormire ancora qui, devi tornare nel tuo dormitorio."
Harry annuì assonnato e si alzò in piedi. Sbatté le palpebre quando un oggetto venne spinto nelle sue mani. Incuriosito, guardò l'uomo per una spiegazione. "Promettimi che prenderai questo almeno una notte alla settimana. Po- Harry, ho bisogno di sapere che hai dormito un poco."
Riluttante, il Grifondoro annuì e ripose la Pozione Dreamless Sleeping nella tasca della tunica. Con un manifesto sbadiglio, augurò la buona notte al Capo dei Serpeverde e arrancò tornando alla Torre del Grifondoro, inconsapevole del fatto che era stato seguito dal Maestro delle Pozioni che voleva essere certo che ce la facesse ad arrivare.
"Più tardi, stava cercando di insegnarmi a diventare animagus, ma non ce l'ho proprio fatta; ancora un po' di tempo e ci riuscirò," concluse.
Hermione sedette in silenzio per in po' sprofondata nei suoi pensieri. "Questo ancora non spiega niente," concluse.
Harry si incupì. "Cosa?"
"Perché ti preoccupy tanto per lui," chiarì, "qualcosa non va tra te e lui?"
il ragazzo dai capelli scuri si morse il labbro. "Hermione, non so spiegarlo; ultimamente, è cpsì agitato, nervoso, teso. E' come se ci fosse una specie di nuvola nera che lo sovrasta, di cui desidera liberarsi, ma non riesce. Hermione, vorrei aiutarlo, ma non so come fare!"
Gli occhi marrone miele di Hermione lo fissarono a lungo; il suo sguardo lo faceva sentire a disagio in un modo tale che neppure il Maestro delle Pozioni riusciva. Poi, all'improvviso, lei sorrise. "Lo consideri un amico,"Sembrava sicura di sé stessa.
Harry la fissò a bocca aperta: certo! Perché non se ne era accorto prima? Questo spiegava il motivo per cui si preoccupava nello stesso modo, come se fosse stato per Ron o per lei. Lo trattava come un amico, certo, perché non se ne era accorto prima?
"Troverai un modo, Harry, non preoccuparti," proseguì lei.
Un sorriso radioso sbocciò sul viso dell'adolescente bruno, e si allungò, baciandola sulla guancia. "Grazie per avermi chiarito la cosa."
Lei gli rese il sorriso. "di niente, Harry."
****
Arrivò il momento di cenare e iniziò il conto alla rovescia per quando iniziare la punizione. Ron cercò di tenere su il morale di Ron e questi apprezzò il gesto, ma non credette che sarebbe servito . Harry poté avvertire la tensione nell'aria e seppe che qualcosa sarebbe successo quella notte; e qualsiasi cosa fosse, non era buona. A differenza del grosso di quanti erano seduti al suo tavolo, Harry pizzicò appena il cibo; l'appetito l'aveva abbandonato. Era così svagato che non faceva caso a quello che gli stava accadendo attorno, fino a quando Ron all'improvviso gli balbettò, "La Umbridge sta arrivando," rantolò, allungandosi verso un bicchiere di succo di zucca.
Harry alzò lo sguardo e la vide in piedi dietro di lui. "La tua punizione con me di stasera è stata annullata, signor Potter," lo informò con la sua voce ariosa, da ragazzina. "Farai piuttosto rapporto al Professor Snape."
Harry annuì e riuscì a nascondere il sollievo dal suo viso. "Sì, Professoressa," le rispose, ma questa se ne era già andata verso il tavolo sopraelevato.
Quando tutti se ne furono tornati a mangiare, Hermione si allungò verso di lui, "E' andata come volevi," gli sussurrò. Notando che era sempre teso, proseguì, "Qualcosa non va?"
"Qualcosa sta per succedere, stanotte, Hermione; posso sentirlo." All'improvviso tremò, sebbene nella stanza ci fosse abbastanza caldo. "Non mi piace neanche un po'."
***
Harry lasciò presto la cena, e si affrettò rapido dietro al Maestro delle Pozioni che era già arrivato a metà del salone. Percorrendo la ben nota via verso il sotterraneo, Harry si fermò davanti all'entrata dell'aula. Severus si sarebbe arrabbiato con lui per essere arrivato in lieve ritardo? D'altra parte, ma non poteva farci niente, il suo istinto gli stava gridando di proteggere l'uomo, e l'unico mezzo era quello di finire presto la pozione, e crearsi una scusa per gironzolare attorno e assicurare che niente accadesse. Sì, questo era quanto poteva fare; forse sarebbe stato capace di radunare indizi e sapere perché il professore fosse così abbattuto. Quando era di un tale umore, si chiudeva come un riccio e buttava tutto fuori da sé, come se stesse cercando di far uscire veleno da una ferita: era molto difficile. Nonostante tutto, avrebbe provato; trattenne il respiro, e bussò alla porta.
"Entra."
Harry aprì la porta spingendola e trovò il Maestro delle Pozioni al suo scrittoio; correggeva compiti. Severus alzò lo sguardo prima di tornare al suo lavoro. "In anticipo, Potter; come è strano, da parte tua. Il tuo calderone è davanti al fuoco; puoi iniziare."
Harry annuì e radunò i suoi ingredienti. Li aveva appena piazzati e messi in ordine, aveva iniziato a prepararli e aveva quasi finito quando Malfoy fece il suo ingresso, arrogante come al solito. Il Grifondoro fissò il suo orologio; il biondo era in ritardo di dieci minuti, avrebbe fatto niente il Maestro delle Pozioni? La sua risposta giunse quando il professore ringhiò "Sei in ritardo, signor Malfoy; quando io dico subito dopo cena, io intendo - proprio - dopo - cena. Cinque punti dai Serpeverde e preparati a fare la tua pozione!"
Malfoy rimase immobile, ansimava per lo stupore e fissava l'uomo, per la seconda volta nelle giornata.
"Adesso, signor Malfoy!" lo pressò.
Harry ignorò il cambiamento, quasi non fosse avvenuto, ma tenne un occhio su Malfoy; sebbene apparisse offeso, il Grifondoro colse i sottotoni irati della sua espressione e seppe che era un brutto segno per il resto della serata.
***
Draco sedette bollendo di rabbia mentre tagliava i boccioli di rosa. Come osava trattarlo, quell'uomo, come se fosse un elfo domestico disobbediente! Adesso non avrebbe solo dato una lezione a Potter, l'avrebbe data anche a Snape. Quell'uomo aveva bisogno che gli venisse ricordato il suo posto, ma oveva essere paziente, ci sarebbero voluti altri trenta minuti prima che Potter raggiungesse il punto critico della sua pozione, quando doveva aggiungere l'ultimo ingrediente. Malfoy lo avrebbe aggiunto al posto suo. Sapeva che il Maestro delle Pozioni, in persona sarebbe stato sopra al calderone in quel momento, accertandosi che lo studente (non) sbagliasse.
Passò mezz'ora e Draco non fu deluso. Harry era pronto ad aggiungere l'ultimo ingrediente, e Snape, come il biondo aveva predetto e sperato, era sopra di lui. Frugando dentro la tasca della tunica, estrasse una fialetta che conteneva una scaglia di sirena. Veniva dalla coda, dove le scaglie erano più larghe; era stata dura, ottenerla in così breve tempo, ma tanto l'aveva voluta e voluta, che l'aveva ottenuta. Stappando la fiala ancora nella tasca e permettendo alla scaglia di scivolargli in mano, guardò verso l'alto. Snape gli dava la schiena, ma non era davanti al calderone. Draco ebbe un colpo di testa. Portando la mano al'indietro, sussurrò, "Vai all'inferno, Potter," prima di gettare il contenuto nell'aria.
***
Severus stava proprio voltandosi quando colse lo scintillare di quello che stava volando nell'aria, verso di loro o piuttosto, era più importante, verso il calderone. Sotto gli occhi sgranati ai Harry, il Maestro delle Pozioni prese una decisione rapida; afferrò il minuto Grifondoro, lo gettò a terra e si buttò sul ragazzo facendogli scudo. Sopra di loro, la scaglia cadde nel liquido color rame, e all'istante si dissolse. Per un istante ci fu silenzio, il tempo di tirare un respiro, e fu la tempesta.
Infine giunse l'esplosione. Il liquido ramato divenne di colpo rosso e infine nero. Con una potente spinta di ebollizione, scosse il calderone e lo rovesciò. Il grosso della pozione fu versata qua e là per la stanza, ma una grande quantità venne schizzata addosso al Maestro delle Pozioni.
Harry lo sentì mugugnare quando gli schizzi bianchi per la temperatura li colpirono alle spalle. Il Grifondoro non potè vedere il volto dell'uomo, in quanto il proprio viso era affondato nel largo petto dell'uomo, ma seppe che doveva essere contorto dal dolore. Non era nulla in confronto a quello che sarebbe accaduto.
La massa nera che era atterrata sul Maestro delle Pozioni rapida prese a inzuppare le sue vesti e raggiunse la pelle. Allora Severus fece qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato: gridò. Non fu un grido come un qualsiasi mortale o non morto avesse emesso; no, era assai peggio, da strappare la pelle di quanti lo avessero sentito. Harry si coprì le orecchie per il dolore, chiedendosi se i timpani non fossero esplosi; Malfoy, nella sua paura, scappò dalla stanza, lasciandosi dietro il il danno fatto alla presenza dicosì poca gente.
Portando le braccia davanti a sé, Harry seppe di dover fare qualcosa, e in fretta. Raccolse le forze, spostò il Maestro delle Pozioni da addosso alla sua persona; l'uomo rotolò e si raggomitolò come una palla. I suoi gridi erano cessati: erano stati rimpiazzati da un gemito acuto e disperato che portava nel cuore di Harry tutta l'apprensione del dover intervenire, subito.
Prendendo il viso di Snape tra le mani, lo chiamò, "Severus! Puoi sentirmi? Rispondimi !" Mentre diceva quelle parole, Harry si accorse che l'uomo era oltre la sua portata; glielo disseto gli occhi sciìuri, velati.
Guardandosi attorno nel sotterraneo, individuò la doccia di emergenza; Snape la aveva usata un paio di volte quando Harry era presente, forse adesso poteva rivelarsi utile
Harry afferrò l'uomo per la stoffa delle spalle, quella dove non c'era il liquido, e trascinò il corpo inerte sotto la bocca del serpente. Ansimando per la disperazione, trovò la coda e gli diede una strattonata, forte. L'acqua iniziò a versarsi addosso a loro. Harry distese l'uomo e guardò speranzoso per vedere se aveva funzionato. Rimase attonito. Il lamento acuto proseguì e il volto pallido rimase adombrato dal dolore. Fu allora che il Grifondoro fece caso alle macchie scure che risaltavano chiaramente anche sui vestiti neri da lavoro. Immaginando che facessero parte del problema, se non che fossero loro stesse il guaio, armeggiò con i bottoni, doveva vedere. Alla fine, frustrato, usò un incantesimo per schiuderli e fu capace di aprirgli la camicia. Sollevando la maglia sotto alla camicia, Harry rabbrividì.
Una massa nera era avvinghiata sulla pelle pallida, sullo stomaco dell'uomo, nello stesso punto dove la macchia scura della pozione era sopra gli abiti più esterni.
Questo era il problema; allora tutte le altre macchie pure avrebbero provocato quelle macchie sulla pelle. Era oltre le sue capacità di potergli dare aiuto, sebbene in qualche parte della sua mente qualcosa gli suggeriva qualcosa a riguardo della pozione.
Allungando la mano, richiamò una campanella a sé: avrebbe usato un elfo domestico per richiamare
Madama Pomfrey, invece della Polvere volente e del caminetto. No, la Un bridge avrebbe potuto guardare, e non voleva farle sapere tutta quella storia.
Dobby comparve quasi subito dopo il primo tocco, e vedendo la situazione dei due, aiutò Harry a trascinare lo svenuto Maestro delle Pozioni fino a una zona asciutta. Appoggiando la schiena contro la scrivania del professore, Harry rivolse l'attenzione alla creatura preoccupata.
"Dobby, ho bisogno che tu vada da Madama Pomfrey e le dica che il Professor Snape è stato ferito," gli ordinò. Quando le parole lasciarono la sua bocca, gli occhi verdi di Dobby si sbarrarono, e prese a scuotersi come una foglia. Il Grifondoro non aveva la benché minima idea del perchè facesse così. Doveva scoprirlo.
"No, Padron Potter, No! Non mandarlo da lei! Ti prego, non farlo !"
Le sopracciglia del Grifondoro si unirono in una linea; cosa poteva aver provocato una simile reazione in Dobby? "Vuoi dire da Madama Pomfrey?" Notò con grande preoccupazione che Dobby si era tirato indietro al suono del nome della donna.
"Sì, Padron Potter, sì; ma Dobby non può dirti perché. Dobby ha giurato."
"Cosa - hai promesso - esattamente, Dobby? Ti prego, potrebbe essere importante !"
L'elfo domestico guardò compassionevole il Maestro delle Pozioni. "Padron Snape dice che Dobby non deve dirlo a nessun adulto a Hogwarts, e più di tutti al Preside."
Le sopracciglia di Harry toccaron l'attaccatura dei capelli. Molto ingegnoso, Severus, ma non abbastanza. Ovvio, nessuno studente gli avrebbe chiesto mai cosa c'era di che non andasse. "Dobby, tu lo sai che i maghi non sono maggiorenni, e non sono considerati adulti, fino a quando non hanno compiuto diciassette anni, sai?"
L'. elfo domestico annuì e Harry sorrise. "Ho solo quindici anni e perciò, non sono ancora da considerarsi adulto: me lo puoi dire!"
Harry potè credere con difficoltà a tutto il sollievo e la gioia che passarono sul viso della creaturina; appariva estatica. "Sì, sì, ha ragione Padron Poter, signore, ha ragione!Da tanto Dobby voleva dirlo a qualciuno, e lo faceva prima se trova qualcuno bravo come Padron Potter."
Harry alzò le mani per far dire quanto più poteva alla piccola creatura. "Dobby, per favore, dimmi cosa ha fatto."
Strofinando assente gli abiti da lavoro dell'uomo - nelle zone pulite - l'elfo domestico iniziò. "Una notte venni a pulire nell'infermeria, tre settimane fa, e trovai la Signora Infermiera che stava su Padron Snape."
Il piccolo elfo domestico tremò e nascose la faccia nelle mani. Harry stava diventando impaziente. "Dobby, devo sapere!" schioccò in quello che era di solito il tono di Severus quando insegnava.
L' elfo domestico si ricompose e proseguì. "Gli parlava. Dobby non ricorda quello che dice, ma torceva uno dei polsi di Padron Snape," Dobby fece vedere come, "Proprio dove era stato ferito. Padron Snape non disse niente, si scosse appena." Adesso la piccola creatura aveva preso ad agitarsi per la rabbia. "La Signora infermiera ha detto cose brutte e cattive a Padron Snape e lui non ha fatto niente!! Dobby era così sorpreso. Non ha fatto in tempo a reagire, la Signora infermiera era già andate." La rabbia lasciò la faccia dell' elfo domestico, e questi sospirò per la pena. "Dobby quella notte si è preso cura di Padron Snape e lo fa tutte le volte che Padron Snape è ferito. Il più delle volte non va dalla Signora infermiera, ma chiede aiuto di Dobby. Solo quando qualche insegnante lo scopre, va da lei. E allora Dobby va aiutare lui," lo sguardo sul viso di Dobby era protettivo e fiero. "Dobby non lascia Padron Snape con la Signora Infermiera." Sembrò come se quel nome lo volesse sputare.
Harry fu lieto di stare seduto, perché di certo sarebbe cascato di schianto sul suo didietro. Voltandosiu da Dobby, contemplò il viso cereo del Maestro delle Pozioni. Severus stava permettendoi intenzionalmente che gli facessero del male? Perché mai? Certo… certo non credeva..? Harry scosse la testa; di sicuro lui non pensava che meritasse una simile sofferenza, no davvero. Quando sfiorò il volto gelido, seppe che era vero: incapace di farsi del male, il Maestro delle Pozioni permetteva agli altri di farlo. Voldemort che non era capace di fermare, e non sarebbe mai stato capace; la Pomfrey dall'altra parte. Harry chiuse gli occhi stringendoli e prese un respiro profondo. Ci sarebbe stato abbastanza tempo dopo, per prendersela con lei, adesso la precedenza andava a Severus. "Dobby, prendi quanta più roba per curare trovi qua dentro, e portamela. "
L' elfo domestico annuì e si affrettò. Harry evocò la sua borsa, e dopo averla svuotata di tutto il suo contenuto, si mise i guanti di pelle di drago; era fortunato, quel giorno aveva avuto Erbologia. Diede ordini a Dobby su come mettere le pozioni nella borsa, fece levitare il Maestro delle Pozioni, si sfilò il mantello, lo ingrandì e lo avvolse attorno all'uomo. Sperava che la pozione non sarebbe passata anche attraverso quello, ma aveva la sensazione che il suo lavoro era verso l'interno e non verso l'esterno.
"Dobby, voglio che vai dal Preside; digli che c'è bisogno che scenda qiù anche lui."
Con un rumore di schiocco, l' elfo domestico schizzò via, solo per far ritorno qualche attimo dopo. "Il Preside Dumbledore è in riunione, Padron Potter; può disturbarlo Dobby?"
Il Grifondoro ci pensò per un attimo. "C'è la Umbridge là?" volle sapere. Con una smorfia, l' elfo domestico annuì. Harry imprecò. "Non possiamo aiutarlo qui, ha bisogno di andare nelle sue stanze, però sarà dura andarci senza essere notati."
Dobby saltò su. "Dobby può aiutare! Se Padron Potter dà permesso a Dobby, Dobby nasconderà Padron Potter e Padron Snape."
Il Grifondoro potrebbe averlo baciato, a quell punto. "Benedetto Dobby; sì, hai il mio permesso."
Lanciò un incantesimo sull'uomo per alleggerirne il peso; poi Harry raccolsa l'uomo tra le braccia e seguì Dobby all'ingresso. Una volta lì, Dobby cantilenò qualcosa tra i denti e diede tre colpetti al ginocchio di Harry. Il Grifondoro non avvertì differenze ma non disse niente, si aggiustò la borsa sulle spalle e strinse la presa sul Maestro delle Pozioni.
Il loro percorso verso le stanze del Professore, nel cuore del sotterraneo fu noioso e stressante. Molte volte Harry pensò che sarebbero stati scoperti ma si ricordò dell'incantesimo di dobby e sapeva che doveva fidarsi di lui.
Quando arrivarono alle stanze l'incantesimo finì, rendendoli di nuovo visibili. Distese il Maestro delle Pozioni sulla branda, Harry tolse anche il suo incanto e iniziò con cautela a togliere gli abiti all'uomo. Per poterlo aiutare, doveva vedere l'esatta estensione delle ferite. Con addosso solo la biancheria intima, il Maestro delle Pozioni tremava per il freddo, e Dobby accese il fuoco. Macchie nere prodotte dalla pozione marchiavano la pelle pallida; quello che Harry non riusciva a capire era come fossero solo sulla parte frontale del corpo. Era come se la pozione si fosse spostata attraverso la sua pelle. "Attraverso la pelle," mormorò il Grifondoro, l'orrore che lo sovrastava. "Non la Nazgulan!"
Prendendo un respiro profondo, si voltò verso Dobby "Porta un messaggio a Ron e Hermione, dì loro che non verrò su, di non preoccuparsi. Dopo che avrai fatto questo, voglio che torni dal Preside; appena finisce la riunione, portalo qui, capito?"
Dobby annuì e le sue orecchie sbatterono. "Dobby farà così, Padron Potter. "Esitò "Il Padron Potter… baderà a Padron Snape; Padron Potter lo farà stare meglio?"
Harry posò una mano sulla spalla ossuta. "Farò del mio meglio, Dobby," promise.
Dobby annuì di nuovo e scomparve. Harry riportò l'attenzione sull'uomo malato, steso silenzioso sulla branda davanti a lui. Il Maestro delle Pozioni non aveva fatto alcun suono nè si era mosso da un po' di tempo; se i suoi calcoli erano esatti, era passata una mezz'ora dall'incidente.
"Oh, Severus," sospirò, scostando un ricciolo di capelli neri dal viso dell'uomo. "La tua sfortuna sembra non dover mai finire, e così il tuo dolore. Ma non stavolta," gli occhi color smeraldo si indurirono. "Questa volta, qualcuno ti aiuterà, non ti farà del male. Te lo prometto." Il silenzio fu la sua sola risposta. Harry si alzò dalla branda e controllò gli scaffali; ma cercare così a mano, sarebbe stato un grande dispendio di tempo prezioso. "Accio <Le pozioni più potenti>!" gridò.
Un volume dalla parte opposta della stanza si tirò fuori dallo scaffale e si avvicinò alla mano protesa di Harry. Controllando l'indice, Harry trovò la Pozione Nazgulan e aggiunse la pagina. Dopo aver controllato gli ingredienti, Harry fu certo che quella fosse la pozione schizzata su Severus, ma cosa gli stava facendo? Trovando il paragrafo giusto, lesse ad alta voce. "La Nazgulan è la pozione più potente di questo testo. Una volta sia venuta in contatto con la pelle, vi si attacca come una sanguisuga e inizia a nutrirsi. Se non viene controllata, si espande e consuma la vittima, spedendola nell'oscurità e consumandole l'anima; nulla della vittima resterà."
Il libro scivolò dalle mani goffe del Grifondoro. Consumarlo? Harry si voltò per scoprire che i suoi peggiori sospetti erano confermati; si stava espandendo di già. Non solo all'esterno ma anche all'interno. Questo poteva spiegare come avesse già raggiunto lo stomaco. Trascinando via lo sguardo, tornò al libro per finire di leggere. "Per fortuna esiste una cura, il Mithrandas."
Il Grifondoro tornò all'indice e trovò con suo sollievo che la pozione era elencata nel testo. . Trovata la ricetta, preparò per mescere la pozione. Crine d'unicorno, sei petali di rosa bianca, un bezoar, un capello della testa della vittima, cuore di tigre bianca, tra le altre cosa. Ci voleva un'ora, e in quel breve lasso di tempo, la Nazgulan si era diffusa rapida. Copriva la maggior parte del torace di Severus. Iniziò a preoccuparsi quando arrivò a dover aggiungere l'ultimo ingrediente. L'ingrediente stesso, il sacrificio di sangue volontario di un amico, non lo preoccupava, no: glielo avrebbe dato lui stesso. Ma come avrebbe potuto, una volta l'avesse fatto, a somministrare la pozione al suo amico? Il preside non era ancora arrivato, e non poteva attendere oltre. Sollevò il coltello, tese il polso destro sul calderone e calò la lama. "Di mia volontà verso questo sangue così che il mio amico possa vivere." Fece un respiro profondo etagliò il polso con un movimento fluido; guardò senza emozioni il sangue che si versava nel liquido ribollente. Mentre scorreva, una parte della sua mente stava gridando, "Devi fermarti subito, o sverrai ! o peggio…"
Harry zittì la voce e si concentrò sul sangue , più ne versava e meglio sarebbe stato. Non sentì neppure che ondeggiava e cadeva dallo sgabello, solo per essere afferrato da braccia robuste. Il grido "Harry!" gli parve così lontano, attutito dal ronzare delle orecchie. L'oscurità lo inghiottì.
Quando Harry si svegliò, si trovò steso su una branda; il polso era stato fasciato, e poteva avvertire il tepore di un incantesimo curativo lanciato da poco. Come provò a sedere, due mani apparvero e lo aiutarono. Quando si fu sistemato, guardò e scoprì che il proprietario di quelle mani era Dumbledore. Aprì bocca per parlare, ma il preside gli portò una boccetta di pozione alle labbra. "Prima bevi, poi potremo parlare," comandò. Harry obbedì, ingollò lo schifoso liquido verde più svelto che poteva.
'Pozione Blood replenishing,' pensò grato, mentre scambiava la fiala di pozione con un bicchiere d'acqua, che bevve con ingordigia. "Grazie, signore," rantolò alla fine, sentendosi assai meglio.
L'uomo sorrise e annuì, passando una mano affettuosa sulla testa scura. "Mi hai fatto preoccupare, ragazzo mio, per un momento ho avuto paura di essere arrivato troppo tardi, ma eri solo collassato. Adesso, ti prego, dimmi cosa è successo e come mai Dobby non mi ha lasciato chiamare Madama Pomfrey."
Gli occhi di Harry si chiusero brevemente mentre si riadagiava contro I guanciali. "Non ha voluto?" Era sorpreso che la creaturina avesse sfidato così il Preside. Dobby doveva avere molto a cuore Severus.
Dumbledore scosse il capo. "Temo che stesse per andare berserk, per mancanza di parole migliori, se provavo, così e così lo ho accontentato. Dimmi, Harry, cosa è successo, e perché Dobby si comportava così."
Prendendo un respiro profondo, Harry gli disse cosa era successo durante la punizione; Malfoy che provocava e la pozione che esplodeva. Quando riferì il racconto di Dobby sulla Signora infermiera, lo sguardo di Dumbledore divenne più duro per la rabbia, poi si addolcì per la tristezza. Il Grifondoro sapeva che Snape si sentiva molto colpevole e si ricordò che non poteva fare nulla adesso, ma solo prevenire che succedesse di nuovo un domani.
Il Preside sospirò e si grattò la barba. "Hai ragione, certo, per favore, continua."
Harry gli raccontò di essere arrivato alla conclusione d'aver dovuto aiutare da solo il Maestro delle Pozioni, e, dopo essere sceso nel labirinto, aveva detto a Dobby di attendere che finisse la riunione per chiamare Dumbledore "A causa della umbridge" l'uomo dai capelli bianchi attese una risposta senza chiedere.
Harry annuì, strofinandosi il dorso della mano destra. Dumbledore lo guardò perplesso per lo strano gesto, e quando la curiosità lo vinse, afferrò la mano del ragazzo. Harry voleva levarla di sotto, ma pensò che non fosse il caso; in ogni caso si rifiutò di guardare l'uomo negli occhi. Un dito proteso carezzò le lettere bianche rialzate, e un altro si allungò per sollevare il mento di Harry. Il'adolescente dai capelli neri ebbe bisogno di tutto il coraggio di cui disponeva per guardare negli occhi blu.
"Non ti giudico, Harry, lo sai che non lo farò," iniziò placido. Doveva aver sussurrato nella voce qualche incantesimo calmante, e sebbene Harry sentisse calmarsi i nervi, si chiese se avesse mai potuto impararlo. "Chi ti ha fatto questo? Umbridge?"
Quando Harry annuì, gli occhi blu zaffiro si indurirono ancora una volta, e fece promettere al ragazzo di venire da lui, se fosse successo un'altra volta. Harry gli disse che sarebbe venuto l'indomani notte, giacché aveva una punizione con lei. L'uomo annuì, con lo sguardo ben distaccato, ammesso volesse progettare qualcosa. Il ragazzo, per suo stesso delicato sollazzo, si chiese se l'uomo, vecchio come un nonno, stesse progettando vari modi per uccidere la Umbridge e far sembrare tutto un incidente.
Come se leggesse i suoi pensieri, il Preside ghignò e gli arruffò i capelli. "No, meglio lasciare la cosa a severus, lui è meglio di me per certe cose."
A sentire il nome dell'uomo, Harry all'improvviso ricordò perché stavano discutendo tanto. "Severus! E'…"
Dumbledore gli sollevò la mano, con un sorriso sul volto. "Sta bene, grazie alla tua pozione, al pensare veloce, al sacrificio," gli occhi blu andarono sul polso bendato della mano che ancora stringeva. "Dobby e io ci siamo assicurati che la pozione venisse sia ingerita che sparsa sulle macchie nere. Dovrebbe essere in piedi tra un paio di ore."
Mentre sembrava che Harry avesse intenzione di stare sveglio, il preside lo spostò in modo che giacesse sulla schiena. "Dormirai anche tu; non preoccuparti, rimarrò e veglierò su entrambi voi." Dumbledore fermò qualsiasi altra protesta carezzando Harry e posandogli un bacio sulla fronte, come qualsiasi genitore avrebbe fatto con il proprio figliolo. Troppo assonnato per controbattere, Harry guardò mentre il Preside posava una sedia in mezzo a due letti e si preparava a passare così la notte. Poi, per una volta, scivolò in sogni pacifici.
amicizia nascosta 2

Alcune ore dopo, Harry si svegliò al suono di una voce che mormorava qualcosa. Sentendosi più forte di prima, il Grifondoro sedette e sussurrò un incantesimo per far accendere di nuovo il fuoco. Il bagliore rosso arancio venne assorbito dai capelli e dalla barba di Dumbledore, rendendogli il colore castano rossastro che avevano un tempo. Il Preside non se ne accorse, stava russando piano, il corpo era scivolato nel sonno. Harry si alzò dalla branda e lanciò un semplice incantesimo levitante sul suo mentore, adagiandolo poi sulla branda. Qualcuno poteva usarla, se non Harry. Quando fu più o meno sicuro che l'uomo stava comodo, rivolse l'attenzione a Severus, che borbottava. Tirò la sedia più vicina a lui, e lo osservò. Qualcuno, Dumbledore o Dobby, lo aveva rivestito con un pigiama di cotone nero, e lo aveva piazzato sotto un copriletto argentato. Con delicatezza prese una delle mani contorte e spinse su la manica; non scoprì macchie nere, ma nuova pelle rosea. Fece un sospiro di sollievo e lasciò la mano per scuotere la spalla del Maestro delle Pozioni. "Professor. Severus, ora di alzarsi."
Qualsiasi sogno facesse l'uomo, lo lasciò al commando di Harry. Le palpebre si sollevarono lentee il Grifondoro fu parecchio sollevato nello scoprire che le iridi nere che riflettevano l'anima di quell'uomo come specchi di ossidiana non erano più velate. Un pallore più sano era tornato sul viso dell'uomo, notò con piacere. Sulle prime, Snape non gli badò, stava cercando di rimettersi nella realtà, però alla fine lo sguardo scuro incrociò quello di smeraldo del ragazzo. "Harry?" La voce non era più di un sussurro.
Harry gli fece un sorriso breve ma caloroso, pieno di tutto il sollievo e la gioia nel vedere l'uomo cosciente. "Sì, Severus, stai meglio?"
Severus annuì prima di guardarsi lentamente attorno. "Come sono arrivato nelle mie stanze?" chiese riconoscendo dove era anche nella penombra fitta..
"Ti ho portato qui giù dopo che eri stato schizzato dalla pozione." Harry all'improvviso ricordo qualcosa e fece levitare il Maestro delle Pozioni, voltandolo sullo stomaco e riadagiandolo.
"Cosa stai facendo?" chiese l'uomo, con tracce del suo vecchio modo d'essere che riaffioravano.
"Gli schizzi del calderone, ho bisogno di vedere se il Preside li ha tolti." Sollevò la camicia per trovare le bende, e dopo averne spostata una, concluse che erano stati tolti e rigirò l'uomo.
Infine, dopo parecchio mormorare, Severus chiese, "Perché non la Pomfrey?"
Harry piegò la testa di lato, senza capire la domanda. "Cosa?"
"Hai chiamato Dumbledore," disse Severus con pazienza inusuale,"Percé lui e non la Pomfrey?"
Gloi occhi di Harry divennero duri come il diamante. "Perché so cosa ti fa," sussurrò roco.
Il Maestro delle Pozioni divenne pallido come un cadavere. "Cosa?"
"Dobby mi ha detto tutto," proseguì Harry cercando di controllarsi. "Come hai potuto lasciarla fare questio a te, Severus; perchè ti sei lasciato fare male?"
gli occhi scuri non incontrarono quelli di Harry, e si nascosero… fu vergogna, quella che Harry intravide?
"Non credi che me lo meriti, dopo tutto quello che ho fatto ?" chiese Severus in tono tanto desolato, che atterrì Harry perché non aveva mai sentito l'uomo così solo. Il Grifondoro afferrò una delle mani flosce e la strinse. "No! Non posso sopportarlo e non resterò lì a guardare un mio amico venir tormentato così. Lei pagherà per quello che ti ha fatto, posso promettertelo."
Adesso fu il turno del Maestro delle Pozioni, per essere confuso."Amico?"
"Cosa pensavi di essere," chiese Harry sarcastico, "il mio peggior nemico? Mi spiace ma quel posto è riempito da Voldemort e non penso gli piaccia condividerlo." Severus si incupì e Harry sbuffò.
"Così dannatamente arrogante", grugnì l'uomo dai lunghi capelli neri.
la smorfia di Harry si alalrgò. "E fiero di esserlo."
Lo scambio di battute continò per qualche altro momento, prima che Severus tornasse serio. "Sono stato colpito dalla Nazgulan?"
Harry annuì.
"Ma la sola cura è la pozione Mithrandas, e è roba che richiede il sacrificio di sangue …di un ….amico…" Harry non voleva incontrare lo sguardo dell'uomo, e invece ababssò gli occhi sul polso fasciato. Severus seguì l'occhiata e ansimò alla vista. "Tu…" balbettò, "Tu non…"
" Non ti avrei mai lasciato morire, Severus," disse Harry, incontrando alla fine lo sguardo dell'uomo. "Non se c'era qualcosa che potevo fare." Il silenzio si tese tra loro come una corda d'arco, e i due si contemplarono a lungo. Harry si schiarì la gola, spezzando il silenzio. "Hai fame? Sete?" gli chiese.
"Sete."
Harry sparì e riapparve in breve con un bicchiere d'acqua. Snape bevve l'acqua con gratitudine e rese il bicchiere con un veloce "Grazie!" Fu allora che il naso di Severus riprese a funzionare per bene e lui tirò tre lunghe annusate. "Cielo, Harry, hai bisogno di un bagno."
Harry roteò gli occhi. "Grazie tante per averlo puntualizzato, Severus. Non me ne ero accorto, " gli rispose con affetto. Arricciando il naso per l'odore, Severus indicò una delle diverse porte nella stanza. "Oltre la camera da letto ci sta il bagno, prenditi un paio di pigiami."
Sorpreso dall'offerta, Harry non si mosse proprio subito, ma appena Severus sollevò un sopracciglio, arrancò a farsi un bagno.
Tornò mezz'ora dopo, e fissò il Maestro delle Pozioni dall'angolo illuminato. Vedendo Harry, non potè trattenere un risolino.
"Sei un po' più grande di me," rimarcò innocente il Grifondoro. Allungò le braccia; le maniche arrivavano una decina di centimetri oltre le mano, e le gambe dei pantaloni, altrettanto o anche di più.
"Apparentemente," fu tutto quello che l'uomo potè dire senza scoppiare in ulteriori risate.
Harry gli diede uno sguardo addolorato e sedette nella poltrona a arrotolarli nella ggiusta lunghezza. "ora tutto quello di cui ho bisogno è un bel letto," disse indugiando Harry.
"Ti offrirei il mio ma sospetto che vorrai controllarmi come mamma chioccia, come fa Albus," sbuffò Severus.
Harry sorrise sghignazzando. "oh, alla fine so che stai meglio dannero, il tuo humor tagliente come un rasoio è tornato." Gli mise una mano sulla fronte per sentire la febbre. "Ma forse stareesti meglio se mangiassi qualcosa, forse formaggio? Che te ne pare ?"
Severus annuì. "Bene, ma ne hai bisogno anche te."
Harrì si dette una patta sullo stomaco che gorgogliava. "Sei fortunato se non lo mangio tutto prima di tornare," gli disse rialzandosi per prendere il cibo. Severus gli prese il polso fasciato, e si guardarono.
"Dato volontariamente?" chiese calmo Severus.
Harry gli sorrise con dolcezza e rispose rassicurandolo, "Dato volontariamente."
Un piccolo sorriso, poco evidente, apparve sul viso del Maestro delle Pozioni. "Grazie," gli disse, e lo lasciò andare.
Harry cennò e si affrettò in una piccola cucina, in cerca di cibo. Quando tornò trionfante, con il suo premio, una forma di formaggio che stringeva in mano, trovò un letto dove era stata la sedia. Sbatté gli occhi un attimo, prima di dirigersi alla branda e scuotere Severus per svegliarlo. "Non dovresti ancora fare incantesimi," disse Harry alzando le spalle.
"Di cosa stai parlando?" chiese Severus.
Harry additò il letto e ci si sedette. "Non ho fatto niente!"
Un improvviso russare sonnacchioso ricordò ad entrambi che non erano soli in camera. Si voltò e vide il Preside accovacciato di lato; russava placido. L'aveva fatto per tutto il tempo, si chiese Harry, o si era svegliato?
Severus mormorò "Vecchio scioccone," tra i denti.
Entrambi studente e insegnante rimasero di sasso quando un sonnolento, "Perché grazie, Severus," fu la sua risposta. Harry quasi biascicò il formaggio mentre iniziava a ridere e Severus roteò gli occhi, ma lo sguardo era affettuoso quando scivolò sul vecchio addormentato.
Quando ebbero finito lo spuntino, Harry si stese nel letto, soddisfatto, e si tirò addosso la coperta dorata.
"Buonanotte, amico mio," gli augurò mentre scivolava nel sonno.
Severus lo guardò per un altro poco, meravigliato da questa persona che vedeva in lui assai più di un 'tipo untuoso' o un 'viscido bastardo'. Si meritava quella amicizia Probabilmente no, ma non poteva abbandonarla poiché era offerta con tanta volontà.
"Buonanotte… amico mio."
FINE
Leggi qui l'originale http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1606793
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